Collegata alla terraferma solamente da un ponte ad arcate in laterizio, prende vita Torre Astura, una torre costiera fortificata in una semi isola del Lazio appartenente al comune di Nettuno, dalla quale si può ammirare il bellissimo skyline su Palmarola e San Felice Circeo. Torre Astura, che deve il suo nome all’omonimo fiume, fu teatro delle
fughe di Marco Antonio e venne scelta dai più grandi esponenti dell’epoca come posto prediletto per costruire le loro villae d’otium. Oggi su questo terreno si sviluppa per più di 8 km. il poligono militare di Nettuno, che farebbe di questo posto un luogo interdetto ai turisti. In epoca medievale Torre Astura era una località abitata e sede di un antico porto romano, infatti sulla parte orientale del complesso si riconoscono i due moli del porto artificiale. Vicino alla costa, ancora oggi possiamo ammirare i fantastici resti della peschiera che, all’epoca, era di circa 15.000 mq. Proprio sui resti di questo porto, intorno al 1193 i Frangipane, signori del posto, per proteggersi dai saraceni, costruirono una fortezza a pentagono immersa nell’acqua, collegata alla terra circostante soltanto dallo stretto ponte. Plinio il vecchio descrisse nei suoi testi Torre Astura come un’isola, notizia che nel corso degli anni è stata confermata dai resti di un ponte che collegava l’isola stessa alla terra ferma. Si dice che proprio su quell’isola fu poi costruita la torre, in seguito all’abbandono, e che prima della stessa costruzione ci fosse la villa di Cicerone, che dimorò qui tra il 45 e il 44 a.C. Lo stesso Cicerone descriveva questo luogo come Astura locus quidam amoenus, in mari ipso, qui ab Antio et circejs aspici possit, ovvero: Astura. Il posto, piacevole per il mare stesso, che può essere visto da Anzio e dal Circeo. I Romani vi costruirono un porto e un palazzo imperiale di cui tutt’oggi restano le rovine. Vi soggiornarono probabilmente Augusto, Tiberio e Caligola.
Nel 1268 Corradino di Svevia, sconfitto a Tagliacozzo, si rifugiò in Astura, ma Giovanni Frangipane, signore di questa terra, lo consegnò a Carlo d’Angiò, re di Napoli. Così l’ultimo degli Svevi fu decapitato in una pubblica piazza. Il tragico episodio commosse cosi profondamente il viaggiatore e storico tedesco Ferdinando Gregorovius, che a metà Ottocento visitò questi luoghi, al punto che dedicò a Nettuno e a Torre Astura due sue commoventi poesie. Dichiarò che Torre Astura è la vedetta del Romanticismo, è la torre dei poeti tedeschi in Italia, e dovrebbe essere dichiarata proprietà nazionale tedesca. Nel 987 il conte Benedetto Tuscolano e Stèfana sua moglie donarono all’abate Leone del monastero di Sant’Alessio parte dei terreni posseduti in Astura. E i monaci vi costruirono così chiesa e monastero. Estinta la famiglia dei Tuscolani, Astura passò a Leone e Manuele Frangipane, loro parenti. Dopo esser stata di proprietà dei Caetani e degli Orsini, nel 1426 Astura passò ai Colonna i quali, intorno alla metà del XVI secolo, ristrutturarono il castello, conferendogli l’attuale aspetto. La villa fu venduta nel 1594 a Clemente VIII Aldobrandini. Da questi, estintasi la famiglia Aldobrandini, passò ai Borghese, dai quali fu a sua volta ceduta al comune di Nettuno negli anni settanta del XX secolo. Sino ad allora i fondali di questo piccolo paradiso immerso nel verde, ricchi di reperti archeologici, furono oggetti di saccheggi incontrollati.
Eleganti forme rinascimentali si aggiunsero negli anni alle opere romane e al rustico medievale. Di una antica Foresta di Astura, poi chiamata Selva di Mattone, restano oggi le modeste, seppure rigogliose, testimonianze della pineta di Astura e dei boschi di Foglino e di Crocette. Il luogo ha ispirato nei secoli scrittori e poeti. La flora qui è di una magnificenza tropicale, l’edera si avvinghia alle querce maestose. E ancora, Giuseppe Brovelli Soffredini nel 1887: L’immenso, imponente e grandioso giardino, il cui suolo era tappezzato da un verde scintillante nelle chiazze assolate e da un verde turchiniccio sotto l’ombra degli annosi cerri. Gabriele D’Annunzio, che vi è stato nel mese di marzo del 1897, racconta di una pineta meravigliosa, i tronchi sono così fitti che lasciano appena penetrare qualche occhio di sole e gli alberi fulvi, con i loro rami carichi di aghi, brillano di questa divina iridescenza, di questa sovrammirabile opera d’incanto-aracnea.
In tempi a noi più comuni, Torre Astura diventa luogo di ambientazione per diversi film e scene televisive, mentre durante la stagione estiva in quest’area dalla bellezza mozzafiato e ricca di storia prende vita la balneazione, con motoscafi, yacht e barche a vela ad animare la costa.